Evidentemente alla direzione del Muse sfruttare i lavoratori pagando quattro soldi a fronte di condizioni lavorative insostenibili non basta più: se si può risparmiare si risparmia ancora, magari assumendo volontari! L’annuncio apparso sulla pagina Facebook del Muse “Sei curioso, hai voglia di metterti in gioco e lavorare in squadra? Entra a far parte del nostro team di volontari” ha suscitato l’indignazione e l’amarezza di molti. Nei commenti c’è chi ricorda che negli ultimi anni ben 92 guide sono andate via, persone altamente specializzate e motivate letteralmente scappate perché vittime di un sistema di appalti che costringe l’intero staff a subire condizioni lavorative di sfruttamento in un clima intimidatorio verso chi non sta zitto e riga dritto. E la ricerca di volontari è definita una vera e propria presa per i fondelli da coloro che in quel sistema malato e senza prospettive hanno lavorato. Una direzione che, senza vergogna, in periodo Covid, con decine di persone a casa senza stipendio e in attesa per mesi di sussidio, si è preoccupata esclusivamente di inviare ai suoi dipendenti un buono sconto per l’acquisto di uno spumante sponsorizzato!

Purtroppo, la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Muse a noi è ben nota e in più occasioni l’abbiamo denunciata, manifestando la nostra solidarietà ai lavoratori e lavoratrici del MUSE che gestiscono i servizi di vigilanza, biglietteria, visite guidate, didattica e a tutti e tutte coloro che permettono di fatto alla struttura museale di esistere e di essere propagandata come fiore all’occhiello della città di Trento. Abbiamo ribadito che la cultura e la scienza non possono nutrirsi dello sfruttamento dei lavoratori e lavoratrici che operano senza vedere rispettati turni, riposi settimanali, orari di lavoro e part time. Personale altamente qualificato pagato con stipendi da fame e destinato al precariato a vita.

Ancora una volta ribadiamo che ciò che accade al Muse è il frutto delle esternalizzazioni e di un sistema che ha come unico scopo quello di abbattere il costo del lavoro, servire la logica del massimo profitto, precarizzare per porre i lavoratori sotto ricatto. La lotta a questo sistema di deregolamentazione, sottoccupazione e svalutazione salariale del mondo del lavoro che mette al primo posto i guadagni di pochi, calpestando la dignità e i diritti di chi lavora, è punto cardine del nostro programma per le prossime elezioni comunali. Una questione resta indiscutibile. Il lavoro è tale se riceve una giusta retribuzione. Il lavoro gratuito, lo si può chiamare anche volontariato o come si vuole, non può esistere. Ma chi sarebbero poi questi volontari curiosi e pronti a mettersi in gioco? Chi si può permettere di lavorare gratis per sei mesi o chi si illude che, facendo sacrifici oggi, questo poi possa servire un domani per ottenere almeno un contratto di tre mesi o un tirocinio. L’alternanza scuola-lavoro, il lavoro non retribuito in cambio di accoglienza e assistenza per migranti o persone in difficoltà, il volontariato coatto per ricevere un attestato di partecipazione che fa curriculum, gridano vendetta e ci parlano di gentaglia senza più pudore e di un tempo in cui continuare ad abbassare la testa vuol dire morire sotto il rullo compressore dei padroni.


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